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INTERVISTA CON ANNE-CATHERINE CARON
Sandro Ricaldone. – La mia prima domanda riguarda i suoi inizi, l’origine
dei suoi rapporti con i lettristi.
Anne-Catherine Caron
– Questa domanda è fondamentale…. Ritengo il mio incontro con i lettristi un
momento cruciale, l’inizio di tutto. Era nel 1972, ero
molto giovane. Devo dire che il fatto di essere a contatto con dei creatori
permette di progredire più rapidamente. Prendiamo
l’esempio di Rimbaud. Forse non sarebbe stato il poeta che conosciamo, se
non avesse incontrato Verlaine. Magari, sarebbe
diventato un voyou… Dunque, ho
cominciato a fare parte del gruppo molto presto, come d'altronde molti altri
lettristi…. Jean-Pierre Gillard, Gérard-Philippe Broutin e François Poyet, che
erano già lettristi, gravitavano intorno al Liceo di Sèvres dove studiavo
ancora. Li consideravo i giovani più interessanti fra tutti quelli che potessi incontrare durante
questo periodo fondamentale della mia formazione intellettuale.Era l’epoca del gauchismo et del maoismo… Tutti e tre mi
affascinavano per la loro originalità, la loro intelligenza, la loro cultura.
Ebbi la fortuna di avere lunghe conversazioni con questi tre amici. Avevo grande sete di sapere…e contemporaneamente, nutrivo il
desiderio intenso di « creare », di fare delle cose, poiché sono
figlia di uno scrittore di romanzi di successo, di sceneggiature per la TV ed
il cinema che aveva anche scritto nella rivista surrealista Les Temps mêlés.
Tutto sommato, mi rendevo conto che quest’attività era
mera produzione ripetitiva, e che, in qualche modo, il mezzo della scrittura
stava esaurendosi… Amavo Joyce,
e, qualche tempo dopo, ho scoperto “Finnegans Wake”.
L’incontro con questi tre giovani coltissimi, un po’ dandy, con Gillard,
particolarmente, appassionato di poesia … mi ha letteralmente illuminato. Mi davano delle chiavi di spiegazioni
possibili in tutti i campi… In realtà, è soprattutto grazie a Gillard, con il
quale ho mantenuto i legami più stretti, che ho immediatamente cominciato ad assistere
alle riunioni lettriste, e che, naturalmente, ho incontrato Isou per la prima
volta.
S.R. – Qual è stato il suo approccio personale al
quadro così ramificato e complesso del sapere tracciato dal Lettrismo?
A.C.C. – In primo luogo,
tramite i settori artistici scoperti da Isou, benché, come tutti i miei
compagni, lo scopo sia di abbracciare tutti i campi della Cultura e della Vita.. Molto presto, ho letto “Le Soulèvement de la Jeunesse” e
altre opere di Isou. Il mio primo approccio è stato quello della super-écriture o dell’ipergrafia. Come, in fondo, riuscire a superare la prosa. L’ipergrafia
ha rappresentato una rivelazione e, innanzitutto, “Les Journaux des dieux”. Dal quel momento, ho pensato che in questo universo di segni, occorreva che trovassi il mio, un
elemento proprio, personale… E siccome mi sentivo vicina a Gillard che, dal
canto suo, sviluppava un monosegno, lo psi,
nell’ambito di una démarche definita
da lui stesso infinitésimale… per
quello che mi riguarda, ero molto attratta dalla pittura di Malevitch,
dai quadri di Mondrian ammirati al Stedelijk Museum, con queste linee
orizzontali e verticali autentici, commoventi, che costituirono per me una vera
e propria rivelazione. Prendendo spunto da loro, ho deciso che il mio segno
sarebbe stato il quadrato.
S.R. – E’ questa la genesi del “Roman à Equarrir”, che ha scritto nel
1978 ?
Dall’inizio, volevo assolutamente scrivere un romanzo. L’ho concepito
nel 77 e ho potuto pubblicarlo grazie a dei nipoti della famiglia del Principe Sihanouk, nei confronti dei quali rimango molto
grata. Rifugiati a Parigi, erano appassionati di letteratura francese e
desideravano pubblicare libri di poesia … Appena videro il mio piccolo libro,
che parve loro divertente, accettarono subito di pubblicarlo. Per concepire questa opera,
sono stata influenzata non solamente da “Les
Journaux des dieux” di Isou, da “Gaffe au golf”, ma, anche, dal personaggio
leggendario del gruppo, Gabriel Pomerand, il primo compagno di Isou, del quale
avevo trovato “Saint-Ghetto-des-Prés” in una libreria del Quartier Latin.
Questa prosa nuova, inedita, costituita da rebus, poliscritture,
mi intrigava, appariva ai miei occhi come l’unica
soluzione possibile in un settore dell’arte in cui, già all’epoca, ci si
interrogava molto…
S.R.. – Aveva già letto
quest’opera prima di venire in contatto con il movimento lettrista?
No, ho letto questo libro dopo il mio ingresso nel gruppo, ma mio padre
possedeva, nella sua biblioteca, l’edizione originale di “L’Agrégation
d’un nom et d’un messie” che è stato il primo
« romanzo » di Isou al quale ho potuto
accedere prima di diventare lettrista. Sono stata molto sorpresa dal termine di
messie, ma non ho avuto modo di
osservare delle interazioni dirette con la Torah
oppure con un pensiero che sarebbe stato
esplicitamente legato al giudaismo.
S.R. – Una volta entrata nel movimento, ha immediatamente iniziato ad
esporre?
A.C.C. – Nel 1972, il gruppo
era molto dinamico, molto attivo e contava numerosi giovani artisti. Veniva organizzato un gran numero di mostre, in particolare
da Roland Sabatier. Fra le altre ricordo « La
vérité plastique », alla galerie Visat,
dove si coordinavano molteplici attività del gruppo. Tutti però, erano
più o meno attivi. Per citarne solo alcuni,
ricordo Curtay, che aveva appena pubblicato “La Poésie Lettriste”, da
Seghers; Gillard, che promuoveva molte azioni… E questi giovani del movimento,
che comprendeva anche delle donne, come ad esempio Micheline Hachette, possedevano una visione non limitata all’estetica,
ma estesa anche a tutti i settori del Sapere e della Vita: la politica, la
filosofia, l’economia, ogni aspetto impostato secondo il metodo della kladologia che
abbraccia l’insieme delle discipline della conoscenza. Era, e rimane, l’interesse fondamentale di questa scuola. Mirella Bandini giustamente lo rimarca
nel suo libro “Pour une histoire du Lettrisme”, pubblicato l’anno scorso.
S.R. – Diceva prima che quando è
entrata nel gruppo lettrista, questo era estremamente attivo. Allo stesso tempo, però, l’elaborazione
teorica, in particolare di Isou, sembra fosse già in
gran parte definita, per cui, in seguito, ci sono state
più che altro delle sistemazioni, degli approfondimenti in vari settori,
ma l’impianto è rimasto stabile. Questo è un punto
sul quale vorrei sentire la sua opinione. E’ così o, al contrario, ci sono
state altre scoperte significative (a parte l’excoordisme, che personalmente trovo un po’ macchinoso)?
Sono emersi, sul piano creativo, contributi che
possano reggere il confronto con “Les Journaux des
dieux” o piuttosto con opere come “Les Nombres”?
A.C.C. – Nel 1972 molte opere di Isou non erano ancora uscite, “Introduction
à la Psychokladologie” e “La Créatique ou la Novatique”, ad esempio.
Naturalmente, le basi della creatività, di un certo numero di sovvertimenti erano definite, è la legge dei grandi movimenti, come il
Classicismo o il Romanticismo. Però il loro contenuto ha richiesto numerosi
approfondimenti, apporti successivi ed opere importanti di vari lettristi, come
quelle, in particolare, di Sabatier A
suo riguardo, penso in particolare all’insieme delle
sue “Oeuvres de cinéma”… E ad altre, anche di Isou,
come la sua serie di méca-esthétiques, oppure ancora al suo libro “De l’Impressionnisme au Lettrisme”, del 1973, per non parlare di
“Introduction à une restructuration des
mathématiques”, del 1986, che Broutin ha pubblicato… Capisco, che all’esterno,
possa sorgere l’idea latente che il Lettrismo oggi potrebbe risultare superato.
E’ del tutto inesatto. La realtà è che questa scuola si approfondisce
continuamente, superando sé stessa in molteplici forme inedite. Occorre
considerare, in ogni modo, che ancora oggi strutture come l’Art imaginaire e supertemporel rimangono, comunque, in
anticipo sull’insieme delle realizzazioni della maggior parte degli artisti
contemporanei, tra i quali, talvolta, alcuni, vi si avvicinano. Tutto ciò, senza parlare dell’excoordisme, l’arte degli infiniments grands et des infiniments petits
che vive ancora i suoi esordi. Sono convinta che - come Sabatier afferma
spesso - rimangono ancora numerosissime organizzazioni, sistemi di scritture da
inventare, impostate da Isou nell’insieme delle arti. Conosco rappresentanti
della poesia visuale, come Arrigo Lora Totino che è un eccellente interprete delle
poesie di Isou… In realtà, ciò che fanno gli altri
viene a confermare le nostre concezioni… Ricordo con molto piacere di Milano Poesia, manifestazione
organizzata nel 1985 per l’appunto in quella città, nel cui ambito mi sono
occupata della partecipazione di Isou e della sezione dedicata al cinema
lettrista. Gli esponenti della poesia visuale erano numerosi e, con il suo
senso abituale della provocazione, Isou li ha magistralmente rimessi al loro
posto nel contesto del suo recital personale.
S.R. – Per ritornare al gruppo lettrista, quali sono, per Lei, le
personalità che hanno più rilievo nel movimento ?
A.C.C. –
Incontestabilmente, Isou, di cui ho immediatamente ammirato l’insieme
dell’opera. Penso… in particolare, cito a caso…il suo film, fondatore del cinema
d’avanguardia, Traité de Bave et
d’éternité, al quale mi riferisco nel lavoro che espongo alla Galleria
Balestrini, e alla sua immensa cultura. Penso altrettanto ai suoi contributi in
tutti i campi. La sua opera è ammirevole ad ogni livello. Penso all’idea dell’esternità
sviluppata nel “Soulèvement de la Jeunesse”, alla rivoluzione juventiste (dei
giovani ma anche di tutti quelli che sono esclusi dal sistema), alla nozione di
creatività détournée (deviata) che si
applica così bene oggi alla situazione del Medio Oriente o dell’Iraq. Un altro
protagonista di primo piano è senza dubbio, per me, Roland Sabatier di cui mi
sento molto vicina sotto il profilo estetico. Credo molto al
suo lavoro nel cinema e all’insieme delle sue opere in generale che esplorano e
dissodano sistematicamente, approfondendoli i settori del Lettrismo. E
un artista rigoroso, esigente, abbastanza distante a modo suo, ponderato, senza
dubbio l’esponente che possiede la migliore conoscenza di questo movimento di
creatori e della sue attività. In qualche modo,
rappresenta la memoria storica del
Lettrismo. Per quello che riguarda Lemaître, è stato un aîné apprezzato, del quale ho conosciuto bene le opere e le azioni.
In realtà, molti lettristi hanno avuto per me un ruolo determinante…
Curtay, che non è più nel gruppo, Poyet, per i suoi film e l’ironia dei titoli
delle sue opere, Broutin, così esemplare nella recitazione dei suoi poèmes, senza parlare di Gillard…
S.R. – Secondo Lei, esiste una dialettica tra il movimento lettrista e ciò
che, nella contemporaneità, avviene negli ambiti dell’arte visiva, della
letteratura, al di là di quelle che sono state le
polemiche storiche contro i Nouveaux Réalistes, Ben,
l’Internationale Situationniste ?
A.C.C. - Credo di avere già risposto in parte a questa
domanda. Se vuol dire che bisogna essere in
rapporto con il mondo, ho sempre avuto la percezione che lo fossimo
e che siamo addirittura letteralmente immersi nell’attualità … “Les Manifestes
du Soulèvement de la Jeunesse", di
Isou, che riguardano più specificamente gli eventi del maggio 68, lo attestano
appieno. Roland Sabatier ne ha ultimamente curato la prefazione per una nuova
pubblicazione che dovrebbe aver luogo fra breve. Bisognerebbe
che i giovani li leggessero… Avrebbero modo di acquisire una miglior
consapevolezza dei loro reali interessi. Inoltre, essere in rapporto con il
mondo significa anche essere in relazione con i creatori del passato… Visito
regolarmente le mostre di artisti contemporanei che
seguo sempre con attenzione. Nel 1990, a Savona, ho avuto modo di allestire una
mostra intitolata “Ipergrafia e
Poesia Visuale Oggi”, attorno a tre artisti, il tedesco Mike
Rose che, un tempo, era stato vicino ai lettristi, l’italiano
Arrigo Lora Totino e io stessa. Mi sembra che questo rappresenti un modo
di confrontarsi nel senso che Lei intende.
S.R. – Dopo la mostra collettiva in
cui ha riunito al Museo d’Arte Contemporanea di Albisola
alcune autrici lettriste, proponendo per parte sua l’affresco che viene
riprodotta in questo catalogo, quali opere
presenta da Balestrini ?
Dopo “Il Lettrismo
al di là della femminilitudine”, cui ha accennato, ho
partecipato ad un’importante mostra, “Après la fin de l’art (1945 – 2003)”, al
Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne, proponendo un’opera del 1979, “Roman à
Equarrir, version à feuilleter”, sistemata
sul pavimento, disdegnando quasi l’accrochage
come tale, cosa che di per sé non mi dispiace… La fresque che segnala è il risultato di una lunga impresa, realizzata
dal 1992 al 2002, su carte stampate al computer, che ho completato con
strutture carrésiques, ottenute
tramite il mio segno d’elezione, che non finisco d’esplorare… Durante il
periodo in cui mi ero trasferita in Italia,
ho continuato a lavorare, ma, ho, a dire il vero, esposto abbastanza di
rado: credo che un’opera intimista come la mia debba coltivare la rarità,
l’assenza di profusione, per salvaguardare il suo ermetismo, l’aspetto mallarméen
che questo lavoro suggerisce.
Da Balestrini, presento delle realizzazioni più recenti impostate attorno a
due dimensioni fondamentali delle arti visive: la fotografia e il cinema. Le
fotografie fanno parte di una serie di 16 originali, quattro dei quali sono attualmente esposti negli Stati Uniti, ed esplorano l’idea
di un “Roman d’une exposition” ove metto in scena, con mezzi opportuni, la
pianta del museo di Albisola. L’insieme concretizza
una rilettura fotografata della mostra delle donne lettriste che si è svolta in quel luogo. Amo
maltrattarmi, in questa mise en abîme del mio passato. Il romanzo
dentro il romanzo…, il romanzo all’interno della pianta… In questa mostra – al di là di alcune opere di piccola dimensione costituite da
rotoli e strisce di tela – l’elemento principale è rappresentato da un film
senza pellicola, di diversi metri di lunghezza, ove esploro le varie
possibilità dell’infinitamente piccolo e
dell’infinitamente grande coordinati nei loro rapporti con l’immagine
cinematografica. Qui mi sono interessata a ciò che può essere la
moltiplicazione e demoltiplicazione dello scorrere della riproduzione dell’immagine che corrisponde alla definizione del cinema
data da Isou nella sua opera del 1952 dedicata alla settima arte. E’ un film a
colori ! Con moltissime inquadrature commoventi et
scritture proliferanti… Tutto si
gioca come nella “Partita di Lettrismo” che
questa mostra sarà.
(Intervista
registrata il 1° maggio 2004 al Bar Testa di Albisola).
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